Arrivai a Gallipoli verso le 11 e la prima impressione non fu delle migliori: cosa ci faceva un grattacielo sul lungomare?! Controllati i permessi e gli orari dei parcheggi mi risolsi a lasciare la macchina vicino al mercato ittico, davanti alla capitaneria di Porto. La giornata era ormai riscaldata da un vivo sole che si rifletteva sul mare. Messo piede nel mercato ittico un pescatore mi disse: "Ciao giovane, io sono Giovanni, come ti chiami?" Mi presentai e lui mi chiese se volessi comprare del pescato. Gli spiegai la mia situazione e che non avrei potuto anche volendo cucinarlo, e che avere la Yaris puzzolente come una baleniera russa per settimane non era tra i miei desideri. Lui sorrise e mi lasciò proseguire per la mia strada. Gallipoli si divide in due parti, una cittadella circolare su un'isola e una parte peninsulare con i nuovi edifici. La cittadella è qualcosa da vedere almeno una volta nella vita, ogni passo lungo le mura a picco sul mare proietta chi la visita su una sorta di città galleggiante, un' enorme barca con case e strade sul ponte. Passeggiando mi imbattei nella pro-loco. Dentro trovai due persone con accento tedesco intente ad ottenere ciò per cui ero entrato: mappe e informazioni. Presi ciò che mi interessava e le attesi un pò al varco appena fuori dall' edificio. Appena questi furono a portata di voce gli chiesi cortesemente in tedesco se erano intenzionati a girare insieme la città dato che eravamo tutti e tre accomunati dallo status di turisti. Fatte le dovute presentazioni entrammo in un bar dove fui lieto di offrir loro la colazione. Appresi che lui era un chimico e che lei si occupava di bio tecnologie vegetali (o qualcosa di simile, chiedo venia..). Originari di Amburgo stavano girando la Puglia solo con i mezzi pubblici e fino al giorno prima erano stati in quella che sarebbe stata la mia tappa serale: Lecce. La conversazione proseguiva in modo molto europeo: Il sottoscritto parlava in italiano, inglese e qualche parola di tedesco e spagnolo, lui rispondeva in italiano, spagnolo o tedesco e lei interveniva raramente in spagnolo. Ah la magia delle lingue e il riuscire a capirsi! Sfortunatamente erano incappati in un albergo indecente quindi la loro priorità al momento era quella di trovarne uno migliore. Ci accordamo per ritrovarci davanti allo stesso bar un'ora e mezza più tardi. Nel frattempo ne approfittai per passeggiare e godermi l'aria di mare e la splendida giornata. L'incombenza della memoria esaurita ricadde su di me, ma questa volta, complice anche l'ora di pranzo non trovai nessun esercente aperto o disponibile a concedermi l'uso del PC. Venni guidato alla buona in un internet point in cui un simpatico ragazzo di nome Gianluigi mi concesse l'uso gratuito del PC per la mia necessità. Mentre passeggiavo all'ombra dell'imponente grattacielo mi chiesi come sarebbero state delle foto da quell'altezza. Trovata l'entrata mi feci coraggio e con cauto ottimismo varcai la soglia attraverso due porte automatiche. Ad accogliermi in una reception vi erano 9 persone della mia età, 5 militari e 4 civili. Chisi se fosse possibile accedere ai piani alti per effettuare qualche scatto e mi venne risposto che non era possibile dato che l'edificio era civile ma riservato ai militari. Spiegai la mia "missione" accademica chiedendo se proprio non si potesse fare uno strappo e mi venne accordata UNA sola foto. Dovetti essere scortato da una civile la quale mi spiegò i motivi di tale severità all'ingresso, insiti proprio nell'uso militare del palazzo. Giunti all'ultimo piano percorremmo diverse scalinate per approdare su uno spazio aperto capace di regalare una visuale meravigliosa. Dovevo decidere bene dove e come fare la mia unica foto. Fatta questa guardai la mia accompagnatrice e le chiesi se la foto dovesse proprio essere "una" contata. Lei mi sorrise e mi lasciò fotografare a piacimento. Ringraziai ancora una volta la buona sorte e tornati nella reception fui prodigo di ringraziamenti per il permesso ricevuto. Allegro e baldanzoso vidi una ragazza in abito da sposa e le scattai delle foto, forse stavo iniziando a convincermi della mia tesi sulle "variazioni antropologiche e architettoniche in Italia settentrionale, centrale e meridionale"? I pescatori che pulivano le reti e i gabbiani intenti a contendersi i resti del pescato furono dei soggetti su cui spesi più di uno scatto. Fotografai anche lo sposo della ragazza immortalata poco prima, costoro mi concessero di ritrarli durante quel giorno spero per loro assai felice. Cominciai a provare un pò di fame così decisi di aspettare i miei nuovi amici teutonici su una panchina, godendomi il sole che ormai regnava in uno splendido cielo azzurro. Di lì a poco li vidi percorrere la strada verso di me, e dai sorrisi sui loro voltì capii che erano riusciti a reperire un alloggio migliore del precedente. Ci interrogammo su dove e cosa mangiare....Potevamo forse non mangiare pesce a Gallipoli? Mi venne in mente un locale che avevo intravisto vicino al mercato ittico poche ore prima così risoluto guidai Alexander e compagna alla trattoria "La Paranza". Appena fummo entrati pensai di aver fatto un errore di valutazione... il locale era deserto e ben curato... anche troppo curato, avrei sicuramente scialacquato il mio budget, ma pur di evitare una magra figura coi miei nuovi amici mi accomodai assieme a loro ad un tavolo. Nella mia esta tuonava uno dei migliori avvertimenti di mio padre: "NON CONSUMARE NEI LOCALI CHE NON ESPONGONO I PREZZI ALL'ESTERNO O NON TI PORTANO UN MENU'! IN QUEL CASO VATTENE.". Ma ormai la frittata era fatta. Una ragazza di bell'aspetto ci chiese cosa volessimo ordinare, e alla risposta pesce si assentò un attimo per arrivare con una gerla colma di Pesci di varia natura. Orate, Spigole, Totani, Calamari, Rana Pescatrice... c'era di che sbizzarrirsi. Iniziò ad elencarci come questi potessero essere cucinati. Sotto mio consiglio ordinammo della pasta fresca con sugo di rana pescatrice e un polpo bollito col pomodoro. Alexander e compagna furono d'accordo nell'ordinare antipasti vari a base di pesce. Sul momento ordinammo anche i secondi, per me una spigola al sale, loro una frittura con le 4 orate. Alexander si rivelò un ottimo conversatore, parlammo di tutto, dalla politica alla genetica. Intanto la cameriera si prodigava nel portarci un'infinità di antipasti tutti squisiti, tra cui alici marinate, pesce spada, tonno, carpaccio di non ricordo cosa. Gli antipasti erano abbondanti e saporiti, ancor più se accompagnati con del pane tipico o farcito alle olive -OLIVE NON SNOCCIOLATE CON CUI RISCHIAI DI ROVINARMI IL VIAGGIO-. Tecnicamente una persona normale avrebbe potuto essere sazia già solo con gli antipasti e il pane, ma la pasta al sugo di rana pescatrice era una favola. La rana pescatrice ci venne servita a parte, e lessi negli sguardi dei miei compagni di desco una palese sazietà. Mi scusai per avergli fatto ordinare un pasto completo e così abbondante nella miglior tradizione italiana. Provai molta vergogna per averli messi in quella situazione, e ne provai ancor di più all'arrivo delle orate (che nonostante una perentina richiesta non furono salvate dalla frittura) e della mia spigola al sale. L' ottimo cibo mi distrasse un pò dal vergognarmi, e sazio e satollo mi rassegnai a pagare la mia parte di conto. Tuttavia all'arrivo del conto Alexander mise mano al portafogli e lasciò una carta di credito sulla ricevuta. Poco male mi dissi, gli darò comunque la mia parte. Nonostante la mia notevole insistenza il pranzo mi venne offerto, e ci dirigemmo tutti verso il centro della cittadella, io con un occhio all'orologio preoccupato di non arrivare in tempo per il tramonto a S. Maria di Leuca. Girovagammo per i vicoli e visitammo il Duomo. Nel nostro peregrinare da un vicolo all'altro ci imbattemmo in diverse banconote da 200 euro, ottimi falsi che pubblicizzavano un esercizio commerciale. Un cane del luogo prese ad accompagnarci finchè non venne l'ora di congedarci. Forse ero rimasto troppo poco in una città così bella, ma avrei dovuto sfruttare una giornata così bella per raggiungere S. Maria di Leuca. Accesi il motore deciso a raggiungere la punta estrema del tacco dello stivale.